La stagione della prossimità

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da

Odori, emozioni e desiderio d’autunno

Scrittura musicale — Ólafur Arnalds, Saman (Sunrise Session II / Performance Video)

Una musica fatta di prossimità e di spazio, di note che si avvicinano senza occupare tutto il silenzio. Da ascoltare mentre la luce cambia e gli odori tornano a farsi vicini.


Ci sono stagioni che arrivano facendosi riconoscere. L’autunno, invece, comincia spesso prima che ce ne accorgiamo.

È nella luce che indugia diversamente sulle cose, nell’aria che al mattino ha cambiato consistenza, in un colore che improvvisamente sembra più profondo. Poi, un giorno, apriamo una finestra e sentiamo che qualcosa è accaduto.

Anche gli odori sembrano essersi avvicinati.

Non necessariamente sono nuovi. Molti erano già lì. Eppure tornano alla percezione con un’altra presenza: il legno, la terra, le foglie, un tessuto ripreso dall’armadio, l’odore di una stanza che ricomincia a essere abitata a finestre chiuse. Il paesaggio cambia lentamente e, insieme a lui, cambia la distanza che ci separa dalle cose.

Forse è proprio questa una delle esperienze più sottili dell’autunno: la prossimità.

Prossimità alla pelle, agli oggetti, agli spazi; a ciò che ricordiamo e a ciò che ancora desideriamo. Persino alcuni profumi che pochi mesi prima avremmo lasciato nel flacone tornano a sembrarci possibili.

Ma che cosa è realmente cambiato?

L’odore, la stagione — o il modo in cui noi, in quella stagione, siamo diventati disponibili a sentirlo?

La domanda non è soltanto suggestiva.

La percezione olfattiva non avviene in uno spazio neutro: ciò che sentiamo incontra aspettative, esperienze precedenti, associazioni culturali, stati emotivi e il contesto nel quale l’odore viene percepito.

Uno studio di Seo, Buschhüter e Hummel ha mostrato, per esempio, che persino la familiarità e la piacevolezza attribuite a determinati odori possono variare in relazione al periodo dell’anno. La cannella, presentata nelle medesime condizioni ambientali, veniva giudicata significativamente più familiare e piacevole nel periodo natalizio rispetto all’estate (Seo, Buschhüter & Hummel, 2009).

Non significa, naturalmente, che le nostre preferenze olfattive obbediscano a un calendario. Significa qualcosa di più interessante: lo stesso odore può incontrare una persona percettivamente diversa.

La stagione non entra nel flacone. Entra nell’esperienza di chi lo annusa.

Avvicinarsi alle cose

Con l’autunno cambia innanzitutto la nostra relazione con lo spazio.

L’estate tende a dilatarlo. Viviamo maggiormente all’aperto, lasciamo entrare aria nelle stanze, scopriamo il corpo, cerchiamo ombra e freschezza. Gli odori circolano, si mescolano, si disperdono.

L’autunno introduce lentamente un movimento contrario.

Le finestre rimangono chiuse più a lungo, torniamo negli interni, gli abiti ricominciano a sovrapporsi alla pelle. Ci accorgiamo della trama di un tessuto, del tepore di una stanza, dell’odore della carta di un libro, del tè appena preparato, di un cappotto che conserva ancora qualcosa della stagione precedente.

Non necessariamente l’autunno ci chiude.

Ci avvicina.

E questa prossimità comincia dalle cose più semplici: diminuisce la distanza fra il corpo e ciò che lo circonda. Gli oggetti tornano ad avere una temperatura, una consistenza, un odore. Lo spazio domestico, dopo la dispersione estiva, riacquista confini.

Anche il corpo torna a essere percepito diversamente.

Coprirlo non significa necessariamente nasconderlo. Una maglia sulla pelle, una sciarpa, il calore trattenuto sotto un tessuto costruiscono continuamente piccoli confini sensoriali. La pelle non scompare: viene percepita attraverso ciò che la sfiora.

Ed è qui che il profumo può cambiare posizione.

Il profumo si avvicina alla pelle

In autunno non siamo necessariamente destinati a desiderare fragranze più dolci, più scure, più speziate o più intense. L’equazione “freddo uguale profumo caldo” appartiene molto più facilmente al linguaggio commerciale che alla complessità della percezione.

Può accadere invece qualcosa di più sottile: cambia la distanza alla quale desideriamo incontrare un odore.

Dopo la diffusione estiva, il profumo può tornare a essere qualcosa che vive vicino al corpo. Non necessariamente una scia che annuncia una presenza, ma un odore che si lascia scoprire avvicinandosi.

E avvicinarsi cambia il significato stesso del sentire.

Un profumo percepibile soltanto a breve distanza appartiene a uno spazio privato, intimo. Non occupa necessariamente la stanza; costruisce piuttosto una piccola zona olfattiva intorno al corpo.

Ma non cambia soltanto come desideriamo sentire.

Può cambiare anche ciò che desideriamo sentire.

Legni, muschi, iris, tè, spezie asciutte, sfumature di cuoio o accordi più avvolgenti possono apparire improvvisamente consonanti con un ambiente che ha cambiato luce, temperatura e consistenza. Non perché esista una corrispondenza naturale e universale fra una stagione e determinate materie olfattive, ma perché la valutazione di un odore nasce anche dall’incontro fra percezione e contesto. Esperienza, cultura, aspettative e differenze individuali contribuiscono infatti alla risposta psicologica agli odori (Herz, 2009).

Eppure la consonanza non è l’unica possibilità.

In una giornata scura possiamo desiderare una fragranza luminosa. Quando l’ambiente diventa più denso, possiamo cercare trasparenza; quando tutto sembra assumere tonalità terrose, può essere proprio un odore verde a sedurci.

Non sempre scegliamo un profumo che assomiglia alla stagione.

A volte scegliamo proprio quello che le manca.

Una prossimità emotiva

Se cambia il paesaggio percettivo, cambia anche la scena nella quale le nostre emozioni prendono forma.

L’accorciarsi delle giornate modifica l’esposizione alla luce naturale e accompagna cambiamenti nei ritmi quotidiani. La ricerca ha osservato variazioni stagionali dell’esposizione luminosa, dell’affettività e del comportamento sonno-attività, sebbene con importanti differenze individuali e geografiche (Adamsson, Laike & Morita, 2018).

Questo non autorizza a trasformare l’autunno nella stagione universale della malinconia.

C’è chi lo vive come perdita e chi come sollievo; chi rimpiange l’espansione dell’estate e chi ritrova finalmente una dimensione più raccolta. La stagione fornisce una scena, non scrive necessariamente l’emozione che dovremo provarvi.

Ed è proprio qui che l’olfatto diventa interessante.

Il rapporto fra odori ed emozioni non procede infatti in una sola direzione. Gli odori possono influire sull’umore e sul comportamento, ma anche lo stato emotivo dal quale li incontriamo può modificarne la percezione e la valutazione (Herz, 2009; Pollatos et al., 2007).

Lo stesso odore non incontra sempre la stessa persona.

Possiamo cercare un profumo per accompagnare ciò che proviamo, per intensificarlo oppure per introdurre qualcosa che in quel momento ci manca. Possiamo usarlo per raccoglierci o, al contrario, per aprire una finestra percettiva dentro uno stato emotivo troppo chiuso.

Il profumo diventa allora qualcosa di più di un ornamento del corpo.

Può diventare una maniera di modulare la distanza da noi stessi.

Quando il tempo si avvicina

Ma esiste una prossimità ancora diversa.

È quella del tempo.

L’autunno è fatto anche di ritorni. Riapriamo un armadio, riprendiamo un cappotto, una sciarpa, una coperta. Torniamo in stanze che durante l’estate abbiamo abitato diversamente. E talvolta basta un odore rimasto su un tessuto, quello un po’ chiuso di un armadio appena riaperto, o persino l’aria più fredda del mattino perché un altro tempo diventi improvvisamente vicino.

Non è necessario che emerga immediatamente un ricordo preciso.

A volte arriva prima una sensazione di familiarità. Qualcosa sembra conosciuto prima ancora che riusciamo a collocarlo in una storia.

La particolare relazione fra olfatto e memoria autobiografica è ben documentata. Herz e Schooler hanno osservato che i ricordi autobiografici rievocati attraverso cue olfattivi risultavano più emotivamente intensi e tendevano a produrre una maggiore sensazione soggettiva di essere riportati all’esperienza originaria rispetto alle condizioni visiva e verbale (Herz & Schooler, 2002).

Ma ricordare non significa necessariamente avere nostalgia.

Rendere vicino non significa voler tornare indietro.

L’odore di una casa può restituirci per pochi istanti la persona che siamo stati senza farci desiderare di esserlo ancora. Un profumo appartenuto a qualcuno può suscitare tenerezza, dolore, desiderio, indifferenza. Alcune memorie vengono cercate; altre ci raggiungono senza essere state invitate.

Forse l’autunno rende particolarmente evidente questa sovrapposizione perché ci restituisce gesti, oggetti e odori già vissuti.

Ritornano.

Ma noi non siamo esattamente quelli che li avevano lasciati.

L’olfatto mette così in contatto il presente che sente con il passato che ha già sentito.

E fra questi due tempi può insinuarsene un terzo.

Il futuro.

Possiamo scegliere un profumo pensando a una sera che deve ancora arrivare. Possiamo desiderare l’odore di una casa prima di rientrarvi. Possiamo immaginare quello della pelle di qualcuno prima ancora di incontrarlo.

L’olfatto non accorcia soltanto la distanza da ciò che è stato.

Può avvicinarci anche a ciò che non è ancora accaduto.

La distanza dall’altro

Ed è forse qui che la prossimità diventa inevitabilmente relazionale.

Con l’autunno una parte della vita sociale torna negli interni. Si conversa intorno a un tavolo, si condividono stanze, ci si trova fisicamente entro spazi più delimitati.

Sarebbe troppo semplice dedurne che il freddo aumenti automaticamente il nostro bisogno dell’altro. Il rapporto fra temperatura fisica e “calore” sociale è stato indagato, ma la letteratura non consente una simile equivalenza.

Possiamo però porre una domanda diversa:

che cosa accade al desiderio quando cambia la distanza?

L’odore dell’altro possiede una caratteristica particolare. Può raggiungerci senza essere intenzionalmente mostrato e può persino sopravvivere per qualche tempo alla presenza di chi lo portava.

Un profumo rimasto su un indumento dopo che qualcuno se n’è andato rende percepibile un’assenza. All’opposto, possiamo immaginare un odore prima di un incontro e trasformarlo in anticipazione.

Presenza, memoria e desiderio finiscono così per occupare lo stesso spazio olfattivo.

E quando l’altro è realmente davanti a noi, un profumo percepibile soltanto avvicinandosi crea una soglia.

Non invade.

Invita a ridurre la distanza.

Forse è questa la forma più interessante di prossimità: non quella nella quale ogni separazione scompare, ma quella nella quale rimane ancora abbastanza spazio perché possa nascere il desiderio di attraversarlo.

La stagione della prossimità

Forse allora l’autunno non ci rende necessariamente più nostalgici, più introspettivi o più desiderosi di calore.

Fa qualcosa di più sottile.

Riorganizza le distanze.

Fra il corpo e gli abiti. Fra noi e gli spazi che torniamo ad abitare. Fra un odore e la memoria che può risvegliare. Fra ciò che siamo e ciò che immaginiamo saremo. Fra il nostro corpo e quello dell’altro.

Anche il profumo partecipa a questa nuova geografia.

Per questo, forse, quando arriva l’autunno non desideriamo semplicemente profumi diversi.

Desideriamo diversamente.

E la prossimità non è necessariamente il luogo nel quale la distanza scompare.

È, qualche volta, il punto esatto nel quale cominciamo a desiderare di ridurla.


Bibliografia essenziale

Seo, H.-S., Buschhüter, D., & Hummel, T. (2009). Odor attributes change in relation to the time of the year: Cinnamon odor is more familiar and pleasant during Christmas season than summertime. Appetite, 53(2), 222–225.

Herz, R. S. (2009). Aromatherapy facts and fictions: A scientific analysis of olfactory effects on mood, physiology and behavior. International Journal of Neuroscience, 119(2), 263–290.

Pollatos, O., Kopietz, R., Linn, J., Albrecht, J., Sakar, V., Anzinger, A., Schandry, R., & Wiesmann, M. (2007). Emotional Stimulation Alters Olfactory Sensitivity and Odor Judgment. Chemical Senses, 32(6), 583–589.

Herz, R. S., & Schooler, J. W. (2002). A naturalistic study of autobiographical memories evoked by olfactory and visual cues: Testing the Proustian hypothesis. American Journal of Psychology, 115(1), 21–32.

Herz, R. S. (2016). The Role of Odor-Evoked Memory in Psychological and Physiological Health. Brain Sciences, 6(3), 22.

Larsson, M., Willander, J., Karlsson, K., & Arshamian, A. (2014). Olfactory LOVER: Behavioral and neural correlates of autobiographical odor memory. Frontiers in Psychology, 5, 312.

Adamsson, M., Laike, T., & Morita, T. (2018). Seasonal Variation in Bright Daylight Exposure, Mood and Behavior among a Group of Office Workers in Sweden. Journal of Circadian Rhythms, 16, 2.