Jean-Charles Sommerard. Il profumo come ritorno a casa

da

Jean-Charles Sommerard ed io ci siamo conosciuti grazie a una persona molto cara a entrambi. È stata lei a tessere il primo filo, leggero e luminoso, che oggi ci unisce: l’affetto e la stima che proviamo entrambi per lei.

Ognuno di noi, nel proprio percorso emotivo e personale, continua a portarne dentro di sé il segno e l’influenza. Più di tutto, la sua presenza.

A quel filo si è aggiunta la naturalezza con cui Jean-Charles si offre al dialogo: un’eleganza spontanea, priva di qualsiasi artificio, che oggi riconosco come uno dei tratti distintivi delle persone autentiche, quelle che scelgo di avvicinare.

Forse perché, arrivata a questo punto della mia vita, è proprio questo ciò che cerco: autenticità, coerenza, anime  non levigate ma profondamente vere.

Quando ci siamo incontrati per la prima volta abbiamo brindato con uno dei suoi profumi, diluito nell’acqua. Era completamente naturale e quindi anche bevibile. Un gesto che racconta molto di Jean-Charles, del suo profondo rispetto per tutto ciò che custodisce l’integrità del corpo e dell’anima.

Parlare con lui è stato come dare voce a un ritmo che esisteva già. Una conversazione spontanea, calda, nella quale gli argomenti scorrevano senza alcuno sforzo: il profumo, il suo linguaggio più intimo; la cura, che rappresenta le mie radici professionali; il modo in cui gli oli essenziali possono accarezzare un corpo ferito, sostenere un paziente oncologico, restituire respiro a chi ne ha più bisogno.

Abbiamo parlato delle nostre vite, delle passioni che ci abitano, delle eredità affettive che ci hanno plasmati. A tratti è stato un vero flusso di coscienza. 

Un dialogo che non chiedeva il permesso di esistere, ma procedeva da sé, con quella discreta delicatezza che nasce soltanto quando due sensibilità si incontrano nel punto esatto in cui nulla ha più bisogno di essere trattenuto, filtrato.

Questa volta, invece, ci ritroviamo davanti a uno schermo, online.

Gli avevo chiesto di poter scrivere di lui.

Di raccontarlo così come lo percepisco.

Di provare a dare voce ai pensieri, all’amore e alla passione che abitano le sue creazioni.

A cominciare dall’ultima, Copper. Il rame: un metallo nobile che unisce, conduce, crea connessioni.

Nel suo caso, un ponte verso le proprie origini, verso la nobiltà d’animo e l’ingegno dei suoi antenati.

Perché, in fondo, è proprio questo che, prima o poi, riporta ciascuno di noi a casa.

Sì.

Ed è proprio di un ritorno a casa che parleremo.

M.

Ciao, caro. Come stai?

J.C.

Ciao, cara. Sto bene. Sono felice di essere qui con te.

Mi trovo nel mio laboratorio. Adesso mi sposto in un’altra stanza, così potremo parlare con più tranquillità. Vuoi vedere il laboratorio? Qui accanto ci sono anche i miei uccellini. Sono molto tranquilli… e sembra che la tua voce piaccia anche a loro.

Il laboratorio di un creatore di profumi è il suo regno. È il luogo che lo accoglie interamente, in ogni fase del processo creativo e, in fondo, della sua stessa vita.

Quello di Jean-Charles Sommerard è ordinato con estrema cura: tutte le pareti sono rivestite di scaffali sui quali riposano centinaia di flaconi contenenti materie prime.

M.

Sai, sono contenta. Ho appena terminato le sedute in studio e finalmente posso rilassarmi.

J.C.

Ed è giusto così. Quando si fa il terapeuta, si finisce quasi sempre per mettere se stessi all’ultimo posto.

Lo so bene. Per molti anni anch’io mi sono preso cura delle persone. Oggi cerco di prendermi cura della loro anima attraverso il profumo, ma un tempo mi dedicavo a forme di cura più tradizionali.

Bisogna imparare anche a proteggersi.

(Quanto sono vere le sue parole. Prendersi cura degli altri è uno degli atti più generosi che esistano, ma comporta un prezzo silenzioso che pochi conoscono davvero: quello che, ogni giorno, sostiene il terapeuta.)

M.

La tua storia familiare è davvero particolare. Ne abbiamo già parlato insieme. Ti andrebbe di raccontarla ai nostri lettori?

J.C.

Con piacere.

Provengo da una famiglia di distillatori e devo moltissimo a mia nonna paterna, che era maestra torrefattrice. Tostava il caffè con una passione straordinaria.

Da bambino vivevo immerso nei suoi profumi: il caffè appena tostato, i tè, le varietà che importava da ogni parte del mondo.

Avevo sette o otto anni e quella grande macchina per la torrefazione mi spaventava e, nello stesso tempo, mi affascinava.

Senza saperlo, mia nonna era una visionaria. Oggi tutti parlano di coffee shop, ma lei ne incarnava già lo spirito molti decenni fa.

Mentre lo ascolto immagino Jean-Charles bambino, immerso in quell’universo di valori, di profumi e di passione.

Lo vedo stupirsi davanti a ogni piccola scoperta e custodirla gelosamente, proprio come da bambini facevamo con le lucciole nelle sere d’estate.

(A pensarci bene, sono ormai diversi anni che non ne vedo più nemmeno una nel mio giardino.)

M.

Mi sono emozionata leggendo un articolo dedicato a tuo padre. Mi è apparso come un uomo poetico e, allo stesso tempo, profondamente concreto. Un uomo capace di proteggerti e di custodire il tuo talento.

J.C.

È vero. Ti ringrazio per averlo colto.

Mio padre era un uomo con i piedi ben piantati nella terra. Poetico, sì, ma anche estremamente concreto. Per tutta la vita è stato una presenza protettiva.

Anche mia madre merita un omaggio. Oggi vive con me e sono io a prendermi cura di lei. È una sorgente inesauribile d’amore, una presenza che continua ad agire anche nel silenzio, nell’invisibile.

Senza di lei mio padre non sarebbe potuto diventare l’uomo che è stato.

M.

Perché hai scelto di diventare profumiere? Qual è stata la scintilla più profonda?

J.C.

È stata la vita ad aprirmi quella porta.

A Grasse conoscevo numerose maison di composizione e alcuni amici del settore, consapevoli delle mie capacità olfattive, mi indirizzarono verso Richard Melchio, un maestro profumiere 

ormai in pensione.

Fu lui a insegnarmi il rispetto per le materie prime, a farmi comprendere come celebrarle e come trasformarle in composizioni.

Ho sempre amato toccare, annusare, assaggiare. Creare un profumo, per me, assomiglia molto al cucinare.

Prima ancora di dedicarmi alla profumeria avevo scritto quindici libri sulle piante aromatiche e sugli oli essenziali. Il passaggio al profumo è stato del tutto naturale.

Gli oli essenziali erano già versi. Io desideravo semplicemente trasformarli in poesia.

Per me, la profumeria è questo: una forma di poesia.

M.

Che cosa rappresenta, oggi, il profumo del futuro?

J.C.

È ciò che sto cercando di creare.

Oggi le persone acquistano un profumo con la stessa facilità con cui cambiano una giacca. Non instaurano più con esso il legame profondo che esisteva un tempo.

Io difendo una profumeria libera. Ribelle. Artistica.

M.

“Ribelle.”

Mi piace moltissimo questa parola.

La sento come un gesto di assoluta libertà interiore.

J.C.

Il profumo del futuro sarà personale.

Sarà legato al temperamento, alla memoria olfattiva, alla cultura e alla storia di ciascuno.

Un profumo deve rispettarti in ogni tua identità: donna, amante, madre, amica, poetessa.

Il vero lusso consiste nell’indossare una fragranza unica, capace di accompagnarti tanto nella felicità quanto nei momenti più difficili.

M.

Le tue ricerche sugli idrolati mi hanno sempre incuriosita. Quali sono state le scoperte che ti hanno sorpreso di più?

J.C.

Sono stato tra i primi, in Francia, a realizzare insieme al CNRS analisi cromatografiche sugli idrolati aromatici.

Volevo capire cosa contenessero realmente.

Ho scoperto il loro pH naturalmente acido e quella sorta di memoria infinitesimale che conservano degli oli essenziali.

Quelle ricerche mi hanno permesso di dare una base scientifica a ciò che, fino ad allora, era soprattutto intuizione.

Per questo motivo, invece di utilizzare semplicemente acqua demineralizzata nelle mie composizioni, talvolta preferisco introdurre acque floreali e idrolati aromatici, capaci di valorizzare e rendere ancora più vivi gli accordi olfattivi.

La profumeria è emozione.

Ma chi crea profumi deve essere anche un tecnico, conoscere la biochimica e padroneggiarla.

M.

Sono sempre stata affascinata dal rapporto tra pelle, emozioni e corpo. E non si tratta soltanto di poesia.

L’ectoderma, uno dei tre foglietti embrionali fondamentali, dà origine sia alla pelle sia al sistema nervoso. Per tutta la vita queste due strutture conservano una sorta di parentela biologica 

che è coinvolta in moltissimi fenomeni psico-cutanei: stress, emozioni, percezione, prurito, dermatiti, fino alle diverse forme di somatizzazione.

Che cosa pensi di questo legame?

J.C.

Trovo affascinante quello che dici e condivido pienamente questa visione.

La pelle è il riflesso della nostra interiorità. È lo specchio delle emozioni più profonde.

Lo stress la attraversa.

E poi c’è l’alimentazione. L’intestino è il nostro secondo cervello.

Alcuni oli essenziali possono offrire un aiuto prezioso.

Il basilico a foglia larga facilita la digestione.

Il limone di Messina, che amo particolarmente, rinfresca la mente, dona energia e sostiene il fegato.

L’essenza di bergamotto, invece, possiede una straordinaria capacità di sollevare l’umore e restituire il sorriso.

Il sangue trasporta le molecole esattamente dove sono necessarie.

Diciamolo con chiarezza: il corpo umano è infinitamente più intelligente dell’intelligenza artificiale.

M.

Parliamo ora del tuo modo di creare.

Che cosa accade, concretamente, quando nasce un nuovo profumo?

J.C.

Ogni creazione nasce da un’intenzione.

Ed è la stessa intenzione che accompagna anche il momento della produzione.

Presto attenzione a ogni dettaglio.

Quando incorporo l’alcol nella composizione, mescolo sempre il contenitore con piena consapevolezza, disegnando un otto: il simbolo dell’infinito.

M.

Lo comprendo perfettamente.

Il simbolo dell’infinito appartiene anche alla mia storia personale. È qualcosa che risuona profondamente dentro di me.

Forse è anche per questo che porto sempre al collo una sottile collana con un piccolo infinito.

M.

La tua nuova maison si chiama Maie Piou.

J.C.

Sì. Maie si pronuncia alla francese, ma richiama il “mai” italiano.

E c’è un piccolo gioco nascosto: anagrammando Maie compare la parola amie, “amica”.

Piou, invece, è il richiamo del piccolo uccello.

Per me rappresenta un grido interiore: non essere mai più lontano dalla mia libertà.

Dopo tanti anni trascorsi a creare per gli altri, ho sentito il bisogno di ritrovare il contatto con le persone, con il pubblico, con la loro anima.

Era una chiamata troppo forte per essere ignorata.

Con Maie Piou torno a dialogare direttamente con il cuore degli esseri umani.

M.

E parlando della tua nuova collezione, Copper, che cosa puoi raccontarci?

J.C.

È un omaggio a mio nonno Félix.

Era un contadino, un uomo di straordinario buon senso.

Amava il rame, i funghi — soprattutto le spugnole —, la caccia.

Conduceva una vita semplice, ma immensamente ricca.

Copper nasce da quella memoria.

È una collezione calda, intima, profondamente autunnale.

Molto diversa dalla precedente, che possedeva una freschezza e una leggerezza quasi giovanili.

Qui racconto la sensualità, la spiritualità, l’esuberanza della vita.

Ogni profumo è come una breve scena cinematografica.

Un whisky torbato sorseggiato in un bar clandestino.

I guanti ambrati degli antichi profumieri-guantai di Grasse.

Il tartufo bianco di Alba che incontra l’osmanto e lo zafferano.

È come assistere a un duello tra emozioni e materia.

Mentre Jean-Charles parla, davanti ai miei occhi scorrono immagini nitide, come se stessi osservando un cortometraggio.

Un film onirico, intimo, intenso.

Lo immagino ambientato tra il porto di Marsiglia — quello nel quale Simenon collocò alcune indagini del commissario Maigret —, alcuni piccoli villaggi della Provenza ai quali sono profondamente legata e Grasse, la città in cui nacquero i primi profumieri-guantai.

Lo vedo in un bianco e nero elegante.

Innocente e, allo stesso tempo, attraversato da una sottile malinconia.

M.

Parli spesso degli anni Settanta e Ottanta.

Sei particolarmente legato a quel periodo?

J.C.

Molto.

In quegli anni ero adolescente.

La musica e artisti come Madonna, Prince e Michael Jackson hanno alimentato il mio immaginario.

Oggi il mondo corre troppo velocemente.

Tutto sembra accelerare senza tregua.

Eppure voglio continuare a guardare il futuro con fiducia.

Perché credo davvero che sarà la bellezza a salvarci.

La bellezza ci costringe a fermarci.

A osservare davvero.

M.

A proposito di bellezza.

Quando ci siamo conosciuti abbiamo parlato a lungo della tua passione per Italo Calvino.

Ti raccontai del profondo legame che univa Calvino alla natura e alla botanica.

Lo conoscevi?

J.C.

No.

Ed è stato proprio grazie a te che ho scoperto questo aspetto.

Mi ha affascinato immediatamente.

Amo moltissimo Calvino.

La sua scrittura è unica.

Sapere che sua madre fosse botanica e suo padre agronomo mi emoziona profondamente.

E adesso ti confido un piccolo segreto.

Nel mio DNA convivono sangue italiano e sangue libanese.

Una parte di me è romana.

L’altra appartiene all’Oriente.

Forse è proprio da questa doppia appartenenza che nasce il mio amore per la natura.

E anche per la cucina.

Sorridiamo entrambi.

Jean-Charles è un uomo vulcanico.

Possiede la rara capacità di passare con assoluta naturalezza da riflessioni elevate a osservazioni semplici e quotidiane, sorprendendo ogni volta il suo interlocutore.

Ma ciò che colpisce più di tutto è il suo sorriso.

Non tanto quello che appare sul volto, quanto quello interiore.

Un sorriso che talvolta lascia affiorare una lieve malinconia, senza però spegnersi mai.

A questo punto mi attraversa una domanda.

È semplice.

Quasi banale.

Una curiosità spontanea.

Esito per un istante, poi gliela rivolgo.

Gli chiedo dove sia possibile acquistare i suoi profumi in Italia.

Quando ci eravamo incontrati ne avevo provati due che mi erano rimasti impressi.

Avevano una sfaccettatura sorprendentemente fruttata.

Ed è curioso, perché normalmente non amo i profumi fruttati; talvolta fatico perfino a sopportarne l’odore.

Eppure i suoi mi avevano conquistata.

J.C.

Sono già presenti in alcune profumerie artistiche italiane e questo mi rende davvero felice.

Amo l’Italia.

Le sue ricchezze.

Il carattere forte della sua gente.

Gli italiani e le italiane.

E quel senso innato di eleganza e raffinatezza che, a mio avviso, non ha eguali.

M.

Grazie, Jean-Charles.

È stata una conversazione preziosa.

J.C.

Il piacere è stato tutto mio.

Credo che amerai Ambery Glove.

È un profumo capace di scaldare l’anima.

Ti abbraccio.

Sai dove trovarmi, ogni volta che lo vorrai.

—————————————————

Questo dialogo ha impiegato molto tempo prima di trovare la sua forma definitiva e arrivare su queste pagine.

Per ragioni diverse.

Ma, quasi sempre, quando l’attesa non diventa estenuante, sa restituire qualcosa di prezioso.

Dal nostro incontro del 31 ottobre sono trascorsi quasi tre mesi.

Ripensandoci oggi, mi piace credere che abbiamo inconsapevolmente rispettato il tempo simbolico di quella data così particolare, nella quale, secondo molte tradizioni, ciò che appare 

lontano e invisibile sembra avvicinarsi, come se tra mondi diversi potesse aprirsi un ponte silenzioso.

In questi giorni, rileggere e completare questa conversazione ha fatto riaffiorare dentro di me le stesse emozioni vissute allora.

È un fenomeno sorprendente.

Accade esattamente come con i profumi.

Un odore, all’improvviso, riesce a restituirci ricordi ed emozioni che credevamo perduti, dissolti nel tempo.

E invece no.

Erano semplicemente rimasti in attesa.

La cifra più autentica di Jean-Charles è questa straordinaria unione di forza e gentilezza.

Accanto a lui c’è Szajna.

Fin dal primo incontro ho provato un impulso spontaneo: abbracciarla.

È una donna generosa, empatica, profondamente presente.

Accoglie il flusso creativo di Jean-Charles e, con la discrezione di un direttore d’orchestra, gli dona armonia senza alterarne l’ispirazione.

Insieme hanno dato vita a Maie Piou, della quale Szajna è direttrice artistica.

Mi piacerebbe molto poter conversare anche con lei.

O, forse, semplicemente ascoltarla.

Conoscere più da vicino il pensiero e l’esperienza di una donna luminosa che permette a Jean-Charles di essere pienamente l’uomo e il creatore che è oggi.

Vedremo.

Concludo questo articolo in una giornata avvolta dalla nebbia.

Un velo sottile di brina ricopre ogni cosa.

Le previsioni annunciano neve mista a pioggia e, senza quasi accorgermene, torno ancora una volta ad attendere.

Chi mi conosce davvero sa che amo vegliare la neve.

Osservarla prima ancora che arrivi.

Come se, ogni volta, potessi finalmente comprenderne il mistero.

Una dolce illusione che mi accompagna da sempre.

 —————————————————

Durante la stesura di questo articolo sono stata accompagnata da due brani molto diversi tra loro.

Van Gogh, di Virginio Aiello, On Piano.

What About You, di Leo Kodian.

Due universi musicali apparentemente lontanissimi.

Eppure, mentre scrivevo questo dialogo con Jean-Charles Sommerard, li ho sentiti convergere nello stesso spazio emotivo.

Due ritmi differenti.

Due linguaggi.

Una sola risonanza.

—————————————————

Jean-Charles Sommerard

Jean-Charles Sommerard è un profumiere francese ed esperto di aromaterapia. Le sue creazioni si distinguono per l’impiego esclusivo di oli essenziali biologici ed estratti vegetali naturali, all’interno di un approccio che coniuga rigore scientifico, sensibilità botanica e ricerca sensoriale.

Discendente di una famiglia di produttori di piante aromatiche e medicinali, si forma per molti anni accanto al padre, Michel Sommerard, fondatore del laboratorio Florame e figura di riferimento nello sviluppo e nella certificazione degli oli essenziali biologici in Francia.

Questa eredità familiare costituisce il fondamento del suo percorso professionale.

Profumiere, imprenditore e divulgatore, Jean-Charles Sommerard fonda numerose realtà dedicate all’aromaterapia e alla profumeria e, nel 2006, dà vita al concetto di Bar à eaux florales.

Nel corso della sua carriera collabora con importanti istituzioni culturali e luoghi simbolo, creando identità olfattive per realtà come l’Institut du Monde Arabe, il Musée d’Orsay, il Fouquet’s, l’Hotel Crillon e il Buddha-Bar.

In collaborazione con il CNRS partecipa alle prime analisi cromatografiche francesi dedicate alle acque floreali e agli idrolati aromatici, contribuendo a fornire solide basi scientifiche a pratiche fino ad allora fondate prevalentemente sull’esperienza empirica.

Nel 2007 fonda Sevessence, sviluppando il concetto di profumo aromatico del benessere: una profumeria etica, responsabile e sostenibile.

Parallelamente all’attività creativa insegna aromaterapia, tiene conferenze internazionali, sviluppa progetti di marketing sensoriale ed è autore e coautore di numerosi volumi dedicati agli oli essenziali, all’olfattoterapia e al benessere.

Il suo percorso comprende anche esperienze nel mondo della musica, attraverso collaborazioni legate alla composizione di colonne sonore cinematografiche.