Introduzione personale
Adoro Gaston Bachelard.
Non è un caso che una sua frase accompagni la pagina di introduzione del mio sito, La Senteur de la Neige.
Lo “incontrai” per la prima volta durante la Scuola di Specialità: fu un incontro silenzioso ma decisivo, di quelli che non si dimenticano.
Le sue parole arrivarono a me come un profumo sottile, persistente, quasi epidermico.
Da allora, ogni volta che torno a leggerlo, mi accorgo che non si tratta solo di capire ciò che scrive, ma di sentirlo sulla pelle.
In Bachelard c’è una rara capacità di cogliere le sfumature sensibili della materia e di tradurle in immagini, emozioni, intuizioni.
Egli non spiega: ascolta.
Non descrive: lascia che le cose parlino attraverso di lui.
Le acque, i fuochi, le terre, le arie che popolano i suoi libri non sono metafore, ma stati dell’anima, forme viventi dell’immaginazione.
In lui la filosofia si fa corpo, odore, gesto: un pensiero che respira e trova forma nello spazio del sogno.
Ritrovo in Bachelard la stessa direzione che anima il mio lavoro: restituire ai sensi la loro dignità di linguaggio, alla pelle la sua memoria, all’olfatto la sua sapienza antica.
Mi ha insegnato che ogni contatto è conoscenza, che l’odore è una forma di pensiero e che la pelle — quella che sente, che trema, che desidera — è il luogo più vero della coscienza.
Leggere Bachelard, per me, è un po’ come tornare a casa: in un luogo caldo e accogliente, dove mi sento letta nel profondo.
Lì, tra le sue parole, ritrovo le mie — come se sapesse nominare ciò che spesso resta muto: i pensieri sospesi, le emozioni che non trovano forma.
Forse è per questo che gli resto fedele e torno a lui come si torna a ciò che è familiare, conosciuto e necessario.
Gli devo anche il coraggio di ascoltare il mondo con il naso e con la pelle.
Perché, come lui, credo che ogni materia viva, che ogni odore pensi, e che la pelle — nella sua verità silenziosa — sia già una forma di sogno.
Da questa consapevolezza nasce la riflessione che segue: La peau qui pense.
La peau qui pense
Pelle, odore ed erotismo del pensiero sensibile
« C’est près de l’eau que j’ai le mieux compris que la rêverie est un univers en émanation, un souffle odorant qui sort des choses par l’intermédiaire d’un rêveur. » — Gaston Bachelard, L’Eau et les rêves
La pelle è la nostra prima casa, la nostra prima memoria. È confine e apertura, luogo in cui la materia incontra la coscienza. Quando la pelle pensa, non usa parole: parla in odori, in calore, in brividi. È una lingua che si scrive con l’aria e si legge col respiro.
Per Bachelard, il mondo non è fatto di oggetti ma di presenze: materia che sogna, acqua che ricorda, fuoco che desidera. In questa prospettiva, anche la pelle diventa un elemento, una sostanza viva che registra e restituisce le tracce del mondo. Ogni odore è un pensiero che si fa corpo. È così che il desiderio diventa forma di conoscenza: non ci fa fuggire dal reale, ma ci immerge in esso, lo abita, lo sente.
La pelle non è mai neutra: assorbe, trasforma, respira. Come l’acqua che s’imprègne de toutes les couleurs, de toutes les saveurs, de toutes les odeurs, trattiene la memoria degli incontri, delle carezze, delle lontananze. È un archivio invisibile di presenze. Ogni odore, nella sua fugacità, è un frammento di quell’archivio: la prova che il tempo ha toccato il corpo e che il corpo ha saputo rispondere.
C’è una forma di erotismo che nasce da questo ascolto. Non è solo la tensione del desiderio, ma la percezione reciproca delle superfici, l’attenzione profonda ai dettagli sensoriali: la temperatura, il ritmo del respiro, il profumo dell’altro che diventa mio. L’odore è la sostanza del legame: invisibile ma assoluto. Quando amiamo, respiriamo l’altro dentro di noi, lo lasciamo depositare nel nostro spazio interno. L’olfatto è il senso dell’intimità perché dissolve la distanza e ci unisce senza mediazioni.
Bachelard avrebbe probabilmente detto che l’odore è una rêverie incarnata: un souffle odorant, un respiro del mondo che ci attraversa. L’odore della pelle amata — quello che resta sulle lenzuola, sui capelli, sulla notte — non è soltanto un segno erotico: è una forma di pensiero affettivo, una memoria attiva. È la testimonianza di un incontro che ha toccato l’anima attraverso la materia.
Così, nell’amore, la pelle non è più semplice involucro: diventa paesaggio mentale. È il luogo in cui la percezione si fa idea e l’idea si fa carezza. L’eros, in questa luce, non è contrapposto al pensiero: è pensiero in atto, conoscenza sensuale del mondo, partecipazione profonda all’essere.
« Peux-je ouvrir le placard profond qui garde encore, pour moi seul, l’odeur unique, l’odeur des raisins qui sèchent sur la claie ? L’odeur du raisin ! Odeur limite : il faut beaucoup imaginer pour la sentir. » — L’Eau et les rêves
Immaginare, per Bachelard, significa sentire con tutto il corpo. Il pensiero che nasce dalla pelle è un pensiero senza confini, che non distingue tra mente e sensazione, tra filosofia e carezza. È il pensiero di chi sa che l’odore è una forma di presenza e che la pelle è il luogo dove l’anima si fa tangibile.
Nell’abbraccio, nell’odore dell’altro, nel desiderio che non è solo possesso ma conoscenza, si compie il miracolo del pensare con il corpo. È lì che la filosofia incontra la vita. È lì che la peau qui pense diventa la nostra verità più profonda.
Gaston Bachelard: la poetica dei sensi e l’intimità della materia
Bachelard (1884-1962) non è stato uno psicologo, ma un filosofo della materia e dell’immaginazione. Nei suoi testi più noti — La psychanalyse du feu, L’eau et les rêves, La terre et les rêveries du repos, L’air et les songes, La poétique de l’espace — egli sviluppa l’idea che ogni elemento naturale generi un tipo diverso di immaginazione sensoriale, un ‘regime di sogni’.
L’olfatto, la pelle, il calore, il contatto sono per lui porte verso l’intimità profonda dell’essere. Non li considera semplici sensi, ma luoghi poetici dove la materia si fa psiche. Per questo possiamo dire che Bachelard anticipa la psicologia incarnata moderna: quella che vede il corpo non come veicolo dell’anima, ma come forma visibile dell’immaginazione.
Ne La poétique de l’espace (1957), Bachelard scrive: ‘Conoscere intimamente significa abitare.’ L’intimità, per lui, non è una categoria psicologica ma una modalità di esistenza, un principio conoscitivo. Solo chi abita un luogo, un corpo, un odore, lo conosce veramente.
Bachelard dedica all’odore riflessioni sparse ma illuminanti, soprattutto nei testi sulla materia e sul fuoco. L’odore è la memoria della sostanza, ciò che rimane anche quando la forma è scomparsa: una persistenza dell’essere. L’olfatto dunque non è un senso rivolto all’esterno, ma un senso che introietta, che fa entrare dentro di noi la presenza dell’altro. È una ‘sostanza intima’. In termini psicologici, potremmo dire che l’odore dissolve i confini dell’Io. L’occhio distingue, il naso accoglie. L’olfatto non giudica, ingloba.
Ecco perché, quando due corpi si cercano, l’odore è il primo vero atto d’unione: il luogo in cui le differenze individuali, fisiche e personologiche, svaniscono, e resta solo la sostanza calda, viva, animale della persona.
Anche se Bachelard non parla direttamente della pelle come fa Anzieu, la sua riflessione è profondamente epidermica. Per lui, ogni materia possiede una pelle, una superficie sensibile che separa e comunica. Si potrebbe parlare di una poetica della pelle. Il legno levigato, la cera, la sabbia, la pietra: tutti hanno una ‘carezza possibile’. Il contatto non è mai un semplice tocco, ma un dialogo di materie.
Applicando questa poetica all’esperienza umana, si potrebbe dire che l’altro entra in noi attraverso la pelle. È una filosofia dell’erotismo non possessivo: toccare l’altro per conoscerlo, ascoltarlo, accoglierlo, prendersene cura. La pelle dell’altro non limita la nostra coscienza: la espande.
Bachelard parla spesso di rêverie, una forma di sogno vigile e contemplativo, in cui la mente si lascia abitare dal mondo senza dominarlo. Nel desiderio erotico — specialmente verso chi è ‘altro’ da noi — si manifesta proprio questa rêverie: un sogno della differenza. La rêverie è il contrario della conquista: è accoglienza poetica.
Le ricerche sulla psicologia dell’olfatto trovano in Bachelard una fonte implicita di grande ispirazione. Per lui, l’odore non è mai solo chimica, ma metafora del tempo e della memoria. Ogni odore apre uno spazio-tempo, un ritorno alle origini. Ecco perché gli odori delle pelli diverse — con la loro base biologica e la loro dimensione simbolica — possono evocare mondi arcaici, sensazioni di appartenenza o di mistero.
L’incontro con l’altro, attraverso l’odore, riattiva la nostra memoria sensoriale più antica, quella prelinguistica, quella che precede l’Io. È una forma di regressione poetica che, quando integrata, diventa crescita: ci fa scoprire nuovi modi di sentire, di respirare, di amare.
Infine, per Bachelard, l’amore e il desiderio non nascono dall’assenza ma dalla pienezza del sentire. L’altro non colma un vuoto: ci espande. E l’odore, la pelle, la luce restano le lingue della materia che parlano la psiche.
Questo articolo è stato scritto con in sottofondo costante
Nina Simone – “Wild Is the Wind”
Questo brano arriva direttamente alla mia anima.
Mi attraversa come un respiro profondo, come una voce che sa parlare al sentire.
In “Wild Is the Wind” riconosco la stessa verità e pienezza del corpo, la forza della fragilità, la libertà del pensiero che si lascia toccare.
È una musica che non ha solo accompagnato la mia scrittura: l’ha ispirata, accesa, protetta.
