Olfatto, desiderio e anticipazione del piacere
Musica di scrittura
BANKS – Waiting Game
Ci sono attese che non hanno nulla di quieto. Sono fatte di desiderio e esitazione, di una distanza che vorremmo accorciare e che, nello stesso istante, ci protegge da ciò che potrebbe accadere. Eppure sappiamo che accadrà. Lo sentiamo sulla pelle.
Waiting Game di BANKS abita precisamente questo spazio: sensuale, oscuro, ambiguo. Non racconta il piacere del possesso, ma la tensione della possibilità.
È la musica che ho scelto per scrivere queste pagine perché anche un profumo, qualche volta, nasce lì: nel momento in cui non è ancora accaduto nulla, eppure qualcosa è già cominciato.
Dell’olfatto raccontiamo quasi sempre il passato.
È il senso della madeleine di Proust, dell’infanzia che ritorna improvvisamente, delle persone e dei luoghi di cui riconosceremmo ancora l’odore. Fra tutti i sensi, gli abbiamo affidato forse più di ogni altro il compito di custodire ciò che è stato.
Ma se l’olfatto avesse anche un’altra direzione?
Se potesse accompagnare non soltanto il ricordo, ma l’attesa?
C’è un profumo che scegliamo prima di un appuntamento. L’odore di un luogo che cominciamo quasi a immaginare prima ancora di partire. Una fragranza acquistata pensando a una sera che non è ancora arrivata. Talvolta scegliamo persino come vorremmo profumare davanti a qualcuno che ancora non conosciamo.
In questi casi l’odore non restituisce qualcosa alla memoria. Fa quasi il contrario: offre una forma sensibile a qualcosa che non è ancora accaduto.
Prima del piacere
La psicologia distingue fra due componenti dell’esperienza edonica: l’anticipatory pleasure, il piacere associato all’attesa di un’esperienza gratificante futura, e il consummatory pleasure, il piacere sperimentato mentre quell’esperienza viene vissuta.
La distinzione è importante perché desiderare un’esperienza, anticiparne il piacere e viverla non sono psicologicamente la stessa cosa. Il piacere possiede, per così dire, anche un tempo anteriore al proprio compimento.
Ed è proprio qui che l’olfatto diventa particolarmente interessante.
Uno studio di neuroimaging del 2018 ha mostrato che anticipare uno stimolo olfattivo e riceverlo costituiscono fasi distinguibili anche sul piano dell’attività cerebrale. In 25 partecipanti sani, sottoposti a un compito sperimentale che separava l’attesa dalla successiva percezione di odori piacevoli e spiacevoli, durante la fase anticipatoria emergeva un’attivazione del pallidum, mentre durante la ricezione dello stimolo si osservava un’attivazione bilaterale dell’insula.
Una ricerca successiva ha aggiunto un dato particolarmente interessante. In 97 giovani adulti sani, una minore memoria olfattiva di riconoscimento risultava associata a un minore piacere nell’anticipazione di odori piacevoli. Sensibilità e memoria olfattiva mostravano inoltre associazioni con la risposta anticipatoria agli odori spiacevoli, mentre non emergevano associazioni significative con l’esperienza edonica consumatoria.
È necessario fermarsi esattamente qui nel descrivere ciò che la ricerca dimostra.
Questi risultati mostrano che è possibile distinguere sperimentalmente una fase anticipatoria dell’esperienza edonica olfattiva e suggeriscono che alcune funzioni dell’olfatto possano essere specificamente associate ad essa. Non dimostrano, invece, che scegliere o immaginare un profumo significhi anticipare psicologicamente un evento futuro, né che una fragranza possa intensificare il piacere dell’attesa.
Non parlano di appuntamenti amorosi, di viaggi, di profumi scelti per una sera particolare o indossati nell’attesa di qualcuno.
Quello viene dopo.
Ed è il territorio della nostra interpretazione psicologica.
Profumarsi per qualcosa che ancora non esiste
Scegliere un profumo prima di un incontro è un gesto curioso.
Non ci limitiamo a decidere quale odore ci piace. Introduciamo quella fragranza dentro una scena futura: immaginiamo, più o meno consapevolmente, un luogo, una distanza fra i corpi, un’atmosfera, forse persino lo sguardo dell’altro.
In psicologia, questa capacità di simulare mentalmente eventi specifici del proprio futuro personale viene definita episodic future thinking: non una semplice previsione di ciò che accadrà, dunque, ma una sorta di pre-esperienza mentale nella quale possiamo rappresentarci noi stessi dentro una situazione futura.
È un processo particolarmente interessante quando pensiamo al piacere dell’attesa. Alcuni studi hanno infatti mostrato che esercizi guidati di simulazione episodica di eventi futuri positivi possono aumentarne la vividezza e il dettaglio e accrescere il piacere anticipatorio associato a quegli eventi.
Ma anche qui è necessario distinguere il dato dalla nostra ipotesi.
Queste ricerche non dimostrano che l’olfatto abbia un ruolo specifico nella simulazione episodica del futuro, né che immaginare o scegliere un profumo renda necessariamente più intensa l’anticipazione di un’esperienza.
Possiamo però porci una domanda.
Che cosa accade quando introduciamo intenzionalmente un odore nella rappresentazione di qualcosa che deve ancora avvenire?
Un profumo scelto per una sera futura non è soltanto uno stimolo che prevediamo di percepire. È già presente, qui e ora, mentre immaginiamo quella sera. Può entrare così nella costruzione sensoriale della scena che stiamo anticipando: non come prova di ciò che accadrà, ma come uno degli elementi attraverso i quali cominciamo a rappresentarcelo.
Il profumo diventa allora parte di una prefigurazione sensoriale dell’esperienza.
Non profuma ancora il ricordo di quella sera.
Profuma la sua possibilità.
È una differenza sottile, ma psicologicamente importante. Nell’attesa, infatti, non anticipiamo soltanto gli eventi: possiamo anticipare anche noi stessi dentro quegli eventi. Immaginiamo dove saremo, cosa proveremo, come desidereremo apparire all’altro e, forse, persino quale traccia sensoriale vorremmo lasciare.
La scelta olfattiva può partecipare a questa costruzione.
Una fragranza più sensuale per una sera attesa da tempo; qualcosa di luminoso prima di partire; un profumo mai indossato per accompagnare un cambiamento.
Non perché l’odore possieda la capacità di provocare ciò che desideriamo.
Ma perché, nel presente, può diventare uno degli elementi attraverso i quali cominciamo sensorialmente ad abitare una possibilità futura.
Il profumo come gesto preparatorio
C’è poi un momento ancora più concreto, e forse più intimo: quello in cui ci profumiamo.
Prepararsi per qualcosa che attendiamo significa già lasciare che quel futuro modifichi il nostro presente. Scegliamo cosa indossare, osserviamo diversamente il nostro corpo, prestiamo attenzione a dettagli che poche ore prima non avevano la stessa importanza. E, fra questi gesti, scegliamo anche un odore.
Profumarsi può diventare allora un gesto preparatorio.
Non nel senso superstizioso di un rituale capace di propiziare ciò che desideriamo. Piuttosto come un’azione attraverso la quale cominciamo a disporci psicologicamente — e quasi fisicamente — verso un’esperienza che ancora non esiste.
C’è qualcosa di particolare nel gesto stesso del profumo. Una fragranza non viene soltanto scelta: viene portata sul corpo. La depositiamo sulla pelle, sul collo, talvolta in punti che immaginiamo potranno essere avvicinati. Lo facciamo prima che l’incontro avvenga, sapendo che quella traccia sarà ancora lì quando saremo altrove.
Il profumo appartiene così a due tempi.
Al tempo della preparazione e al tempo dell’esperienza.
Quando lo indossiamo siamo ancora soli. Eppure quel gesto può essere già rivolto verso una presenza. Possiamo scegliere una fragranza perché modifica il modo in cui percepiamo noi stessi, ma anche perché immaginiamo — senza poterlo sapere — ciò che accadrà quando la distanza dall’altro diventerà più breve.
È qui che l’attesa acquista una dimensione relazionale e, qualche volta, sottilmente sensuale.
Prima ancora di incontrare qualcuno possiamo immaginarne lo sguardo, la voce, la prossimità. Possiamo immaginare il momento in cui il nostro profumo smetterà di appartenere soltanto alla nostra pelle e, per un istante, entrerà in quella dell’altro.
E scegliere come profumare significa allora introdurre dentro questa scena immaginata una domanda silenziosa:
come desidero essere percepita?
Non scegliamo necessariamente un profumo per sedurre. Sarebbe una lettura troppo semplice. Possiamo sceglierlo per sentirci più vicini a una determinata versione di noi stessi: più sicuri, più sensuali, più discreti, più audaci. Il gesto olfattivo partecipa allora non soltanto alla rappresentazione dell’evento futuro, ma anche alla preparazione del sé che entrerà in quell’evento.
Ed è forse qui che il piacere dell’attesa diventa particolarmente sottile.
Ciò che deve ancora accadere non è ancora accaduto. L’altro non è ancora arrivato. Non sappiamo quale forma prenderà la sera che abbiamo immaginato, né quale distanza rimarrà fra due corpi.
Eppure qualcosa è già cominciato.
È cominciato nel modo in cui abbiamo scelto di prepararci.
E, qualche volta, nel profumo che abbiamo già lasciato sulla pelle.
Il desiderio ha bisogno di immagini. Forse anche di odori.
Siamo abituati a pensare l’anticipazione soprattutto in termini visivi.
Ci immaginiamo una stanza, un volto, una città. Vediamo mentalmente ciò che potrebbe accadere.
Eppure la simulazione di un’esperienza futura non è necessariamente soltanto visiva. Può comprendere dettagli appartenenti a modalità sensoriali diverse: suoni, sensazioni corporee, sapori e anche odori possono concorrere alla vividezza con cui costruiamo mentalmente una scena che ancora non esiste.
Questo non significa attribuire all’olfatto un ruolo privilegiato nella rappresentazione del futuro. Le evidenze disponibili non consentono di farlo.
Ma ci permette di formulare un’ipotesi più circoscritta: se il futuro può essere immaginato anche sensorialmente, l’odore può essere uno degli elementi attraverso cui quella rappresentazione acquista consistenza percettiva.
L’olfatto presenta inoltre una stretta relazione con l’elaborazione affettiva: numerosi studi hanno evidenziato l’interazione fra elaborazione olfattiva ed emozione e il coinvolgimento di strutture cerebrali che partecipano a entrambe.
Questo non autorizza a trasformare il profumo in una macchina neuroscientifica del desiderio.
Suggerisce però qualcosa di più raffinato.
Forse non desideriamo soltanto ciò che possiamo rappresentarci. Desideriamo anche attraverso il modo in cui cominciamo sensorialmente ad abitarlo.
Ed è qui che il profumo acquista una funzione particolare.
Può diventare una sorta di soglia fra il presente e il possibile.
L’odore che precede la storia
Esiste infine un paradosso affascinante.
Il profumo scelto nell’attesa appartiene al presente, ma il significato che gli attribuiamo è già rivolto altrove. Verso qualcosa che ancora non c’è.
Lo indossiamo prima dell’incontro.
Ci accompagna mentre l’incontro avviene.
E forse, anni dopo, basterà sentirne una traccia perché quella sera ritorni.
Lo stesso odore può così attraversare direzioni temporali diverse: prima anticipazione, poi esperienza, infine ricordo.
Ed è forse questo a rendere troppo limitante la vecchia immagine dell’olfatto come senso esclusivamente proustiano.
L’olfatto non sarebbe allora semplicemente il senso del passato, e neppure soltanto un senso dell’attesa. Può diventare un senso capace di attraversare il nostro tempo biografico: partecipare alla costruzione immaginativa di un’esperienza, accompagnarla mentre accade e, infine, contribuire a richiamarla quando è ormai trascorsa.
L’odore non vive soltanto dietro di noi.
A volte lo scegliamo proprio perché qualcosa è davanti a noi.
Prima ancora che esista un ricordo, può esserci un profumo.
E qualche volta profuma già di ciò che desideriamo accada.
Bibliografia essenziale
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